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Pubblicato il 22 aprile 2008 D. Cosa si intende per menomazione cognitiva e comportamentale? R. L’insieme dei disturbi comportamentali ha una forte attinenza con la sfera delle alterazioni della personalità e contempla una vasta gamma di espressioni patologiche, in sintesi raggruppabili come comportamenti patologici per difetto (ad esempio apatia, inerzia, ottundimento affettivo, eccessiva affaticabilità, depressione dell’umore), per eccesso (irritabilità, agitazione, ansia, pararanoia, bulimia, logorrea), inadeguati per condizioni e tempi (disinibizione, disforia, disturbi della sfera sessuale). La menomazione cognitiva e comportamentale costituisce una delle variabili critiche delle GCA, perché è in grado di condizionare tutta l’impostazione del progetto riabilitativo e la stessa prognosi globale di recupero funzionale dei pazienti. La valutazione si avvale di strumenti diversi, specifici per le diverse fasi evolutive in cui si trova il soggetto con GCA. Lungo tutto il percorso di malattia il soggetto può essere inquadrato mediante la scala Levels of Cognitive Functioning (LCF), una scala nominale che descrive 8 diverse fasi comportamentali tipiche di questi soggetti dal coma al buon recupero. Quando un malato raggiunge la classe 5 (confuso-inappropriato) si può iniziare a valutare l’entità di amnesia post-traumatica e/o disorientamento temporo-spaziale, ricorrendo a questionari prospettici, quali la Galveston Orientation and Amnesia Test (GOAT). Solo quando è stabilmente superato il periodo della amnesia post-traumatica ha senso sottoporre il paziente a prove psicometriche formali, che devono essere scelte, somministrate e interpretate da neuropsicologo esperto, in grado di trarre una sintesi significativa dalla storia del paziente, dal colloquio con il care-giver, dall’analisi del comportamento clinico del paziente e dalla performance nei test.
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