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Stato di minima coscienza |
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Pubblicato giovedi 5 marzo 2009
Mio figlio ha avuto un grave trauma cranico quasi quattro mesi fa ed è stato in coma a lungo. All’ultimo colloquio di qualche girono fa i medici mi hanno detto che è un poco migliorato: ora non è più in stato vegetativo ma in stato di minima coscienza. Anch’io mi accorgo che qualcosa è cambiato: gira la testa e mi guarda se entro nella stanza e lo chiamo; quando gli parlo sembra emozionarsi; qualche volta mi è sembrato che cercasse di muovere le labbra per dire qualcosa. Mi può spiegare se questa nuova diagnosi e questi segni di contatto sono garanzia di buona guarigione? Il termine “Stato di minima coscienza” è stato coniato dagli autori nordamericani qualche anno fa per identificare una categoria di pazienti che non hanno ancora recuperato appieno la capacità di eseguire ordini semplici in modo costante e di dimostrare in modo certo di avere solida consapevolezza di sé e del mondo circostante, ma che sono comunque in grado di mostrare capacità di elaborare risposte semplici ma differenziate a stimoli esterni. Spesso in modo ritardato, incostante e facilmente esauribile per comparsa precoce di fatica attentiva, questi pazienti riescono, ad esempio a seguire con lo sguardo una persona che entra nel loro raggio di azione, oppure, se non hanno paralisi completa degli arti, possono mettersi a manipolare un oggetto, dimostrando di avere una pur vaga consapevolezza della sua forma e peso; come nel caso di suo figlio tendono ad avere risposte più pronte quando interagiscono con persone note e significative sul piano affettivo, piuttosto che con gli operatori del team ospedaliero. I dati di letteratura dimostrano che il passaggio a questa condizione costituisce un elemento prognostico potenzialmente positivo: ovvero i pazienti in questa condizione hanno maggiori probabilità di avere un pieno recupero della coscienza rispetto a pazienti che persistono in stato vegetativo. Occorre però aver ben presente che le stime di cui disponiamo hanno un valore puramente statistico e non possono quindi predire cosa di preciso accadrà al singolo paziente che abbiamo davanti a noi. In linea generale, sarà molto importante osservare con attenzione cosa sarà in grado di fare suo figlio nelle prossime settimane/mesi, per capire se la situazione in cui si trova ora costituisce solo una tappa di passaggio verso una progressiva ripesa piena della coscienza o se purtroppo ci troviamo di fronte ad una condizione che tende a stabilizzarsi con ridotta capacità di interazione ambientale. Per quanto abbiamo accennato sopra, sulla capacità maggiore di contatto con le persone significative, sarà fondamentale il suo ruolo di osservatore privilegiato, che si confronterà con i tecnici del team rispetto alla reali capacità di suo figlio.
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