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La struttura si conferma a livello nazionale. Formazione, progetti innovativi, centralità del paziente e della sua famiglia, le chiavi del successo. Lombardi: “Vorremmo essere sempre più partner del servizio sanitario regionale”.
Comunicato stampa, 3 marzo 2007 Un’equipe assistenziale e medica multidisciplinare che vede coinvolte più di 110 operatori; un ammontare di 1483 ore di formazione per il personale non medico; un bilancio di 371 episodi di ricovero, di cui 123 dedicati alla riabilitazione di Gravi Cerebrolesioni Acquisite; un totale di 30.558 giornate di riabilitazione erogate.
Sono solo alcuni dei numeri forniti dal Centro Cardinal Ferrari di Fontanellato, durante la conferenza stampa di presentazione dei risultati raggiunti dalla struttura nel corso del 2006.
Dati che confermano Il CCF come centro riconosciuto anche a livello nazionale, con un 76% di pazienti provenienti da tutto il Paese.
Ogni anno, in Italia, si verificano 300 casi di trauma cranioencefalico ogni 100.000 abitanti. I traumi cranici costituiscono la prima causa di morte per i giovani tra i 15 e i 35 anni.
In Emilia-Romagna, annualmente circa 1300 persone sopravvivono ad una grave cerebrolesione acquisita (GCA), dovuta in genere a traumi cranioencefalici da incidenti della strada, ma anche ad emorragie cerebrali, ipossia cerebrale o altre cause, e vengono ricoverate presso le unità di Rianimazione o Neurochirurgia in stato di coma. In circa un quarto dei casi, dopo la fase acuta, sono necessari interventi riabilitativi complessi, da effettuare in regime di ricovero.
“La complessità del trattamento riabilitativo viene dalla necessità di mettere a servizio del paziente equipe interdisciplinari in grado di definire progetti riabilitativi personalizzati – spiega Antonio De Tanti, direttore clinico del CCF - che garantiscano assistenza e nursing adeguati, considerando tutti gli aspetti degli esiti della lesione, da quello motorio a quello cognitivo comportamentale. In alcuni casi – continua il medico -, la disabilità da lesione è tale per cui una presa in carico assistenziale intensiva e il sostegno psicologico della famiglia sono parte fondamentale ed imprescindibile del progetto riabilitativo integrato”.
Il CCF svolge la sua attività a livello nazionale e nell’ambito della rete regionale per le gravi cerebrolesioni acquisite (GRACER) attivata dal Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia-Romagna.
“L’analisi dei bisogni dei pazienti e delle loro famiglie, oltre ad un lavoro basato su criteri condivisi nell’affrontare i problemi sanitari e sociali delle persone con GCA, guida lo sviluppo di progetti innovativi al CCF – spiega Simona Lombardi Amministratore delegato del Centro -. Lo stesso dottor De Tanti è stato uno dei promotori della Consensus Conference di Verona nel 2005, un processo di consultazione multiprofessionale ed interdisciplinare, che ha coinvolto anche rappresentanti delle famiglie dei pazienti con GCA, con lo scopo di produrre raccomandazioni per la gestione dei pazienti con gravi cerebrolesioni. In quella sede – aggiunge l’amministratore delegato - è emersa chiaramente l’esigenza delle famiglie di attivare percorsi protetti per l’accompagnamento del disabile verso il rientro a casa ed il reinserimento sociale e lavorativo. La nostra prima risposta – continua - è stata l’attivazione di un progetto, “Ritorno alla guida in sicurezza”, in collaborazione con la Motorizzazione Civile di Parma e la Coop All Mobility”.
Il progetto ha riaccompagnato alla guida, nel 2006, ben 10 persone, tramite una revisione attiva della patente, con la possibilità per alcuni di loro di riprendere un’attività lavorativa, rendendosi autonomi dal supporto economico dei servizi sociali.
“Oggi stiamo attivando percorsi strutturati per la rivalutazione e riabilitazione mirata al reinserimento lavorativo - aggiunge la Lombardi -, proprio uno dei nostri ex pazienti presto sarà tirocinante OSS presso il Centro –.Tra le nostre ambizioni – conclude - c’è quella di mettere a disposizione del servizio sanitario regionale, in percorsi condivisi e governati, l’esperienza che ci deriva dall’osservazione di un gran numero di casi e le competenze acquisite nel tempo che ci consentono di avviare programmi strutturati di riabilitazione e reinserimento dei pazienti nell’ambiente famigliare, sociale e lavorativo”. |