D. Ci stiamo organizzando per accogliere a casa nostro figlio, che è ancora in stato vegetativo dopo un anno dall’incidente che ha avuto. Può servire avere in casa un saturimetro come quelli che vedo usare in reparto e che sento suonare anche a lui qualche volta?

R. Penso che dobbiate discutere anche su questo argomento con il medico e con il team che sta seguendo attualmente vostro figlio nel percorso di preparazione alla dimissione, visto che solo loro conoscono bene le sue condizioni generali e il grado di autonomia della funzione respiratoria.
Nell’esperienza del nostro centro abbiamo verificato l’utilità di avere anche al domicilio un saturimetro (strumento che misura la” quantità “di ossigeno nel sangue per mezzo di un rilevatore messo “a pinza” su un dito)  in tutti i casi in cui il paziente va a casa con cannula tracheale e quando presenta episodi, anche molto occasionali, di desaturazione (ovvero di insufficiente  ossigenazione del sangue) per ridotta capacità di espellere le secrezioni bronchiali con la tosse o perché può inalare del cibo.
In questa situazione l’uso del saturimetro soprattutto nelle ore notturne, può consentire ai familiari un riposo più “tranquillo”, sapendo che possono intervenire tempestivamente al letto del paziente solo in caso di  necessità, resa evidente dall’allarme acustico del saturimetro.
Se si dotano anche di un semplice avvisatore acustico a distanza, come quelli in commercio per segnalare il pianto dei bimbi piccoli, possono anche svincolarsi dal bisogno di rimanere sempre a stretto contatto con il paziente.
Purtroppo questo tipo di strumenti medicali non sono prescrivibili tramite Servizio Sanitario Nazionale, ma il costo dei modelli più semplici (e utili) è relativamente contenuto.