D. A mia moglie, 33 anni, dopo un aneurisma all’ arteria media celebrale dx ed un ictus apparso dopo 48 ore che ha determinato un’ asportazione da parte dei medici rianimatori di parte della calotta, è stata riposizionata una protesi definitiva con una cranio plastica. Attualmente, mia moglie è presente al 100% in tutto tranne nel movimento del braccio six ed il recupero della gamba è ad un buon 60%. Secondo lei c'è la possibilità di recupero facendo solo un programma di riabilitazione di un’ ora al giorno o ha bisogno di altro?
R.In linea di massima, forse sua moglie potrebbe trarre beneficio da un programma più intenso, ma purtroppo non è sempre così e non si deve cadere nel tranello di pensare che "più fisioterapia = maggiore e più rapido recupero”.
Il fatto che il recupero funzionale dell’arto superiore della signora sia minore di quello dell’arto inferiore è purtroppo abbastanza frequente nei soggetti emiplegici, a prescindere dalla bontà del progetto riabilitativo messo in atto.
Per poter programmare il trattamento riabilitativo di una paziente come sua moglie in modo corretto si dovrebbe anche verificare la sua tenuta attentiva e, in molti casi, è raccomandabile suddividere la durata totale di “fisioterapia” quotidiana in più momenti intervallati da lunghe pause di riposo, per meglio sfruttare i periodi di maggior efficienza attentiva .
Occorrerebbe inoltre sapere se la signora non presenta anche disturbi spesso connessi a danno dell'emisfero di dx, quali una ridotta capacità di analisi della metà dello spazio extracorporeo di sin. (neglect o eminattenzione) che spesso condiziona negativamente il recupero funzionale, ma che può essere oggetto di un ulteriore e specifico programma riabilitativo, parallelo alla fisioterapia motoria.


